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VARANASI BLUES

Sono partito lasciando cose sparpagliate sul comodino, un ritmo nella testa, quattro quarti.

Sono partito e adesso dal quel lato del mondo è ancora notte.

Atterro, ascolto, mi guardo intorno e inciampo, fuori luogo, fuori tempo.

Cado a metà strada tra il Gange e un’altra vita.

La tentazione, per rimanere in piedi è di usare la logica, è solo un inutile distrazione dei sensi, provo a tenere il ritmo, ma l’acqua del fiume non si può fermare.

Provo e riprovo ancora: uno…due…tre…quattro…

Guardo, scruto, non riconosco.

Lunghi respiri, cerco assenza di tempo, un lunghi movimenti per accordarmi con tutto, ma è tutto è inutile.

Su un muro di una città lontana da qui, dove sembrava mi mancasse tutto, ho letto in una lingua per me incomprensibile: gli occhi dei poveri portano il peso del mondo….. CAZZATE da libro per illuminati.

Riconto di nuovo: uno…due…tre…quattro…

Sono ancora fuori tempo… smetto di contare, smetto di voler vedere, smetto di capire e mi lascio guardare.

Mi sono accorto solo ora che ho ancora cose sparpagliate sul comodino, non mi sono ancora svegliato appenderò domani sopra il letto una fotografia della mia vita precedente che ora galleggia abbandonata nell’acqua del Gange.